L’istituzione del Marchio del patrimonio europeo nel 2011, quale iniziativa dell’Unione europea, fu il prodotto di un percorso intrapreso autonomamente da parte di alcuni Stati membri.

Nel 2005, a Parigi, venne lanciata prima proposta del Ministro francese della cultura e comunicazione, Renaud Donnedieu de Vabres, per un’azione che andasse a “rafforzare il contributo dei cittadini europei alla creazione di un’identità europea condivisa sulla base dei valori democratici e dei diritti umani e per aumentare il senso di appartenenza a uno spazio culturale comune”.

Sulla base di tale idea in nuce, venne stipulato un accordo preliminare firmato da Francia, Spagna e Ungheria, dal quale nel 2006, a Granada, prese avvio un’iniziativa intergovernativa, alla quale aderirono su base volontaria 19 Stati, ovvero Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria. Ciascuno Stato selezionò da due a quattro siti di chiara dimensione europea, che, ad un tempo, potessero essere esemplificativi della ricchezza del proprio patrimonio culturale e che contribuissero a sviluppare il senso di appartenenza all’Europa. L’iniziativa venne attuata ufficialmente nell’Abbazia di Cluny, a partire dal 2007, approfittando del cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma (1957).

Per l’Italia, l’allora Ministero per i beni e le attività culturali individuò l’isola di Ventotene, il Museo Casa De Gasperi (Pieve Tesino, Trento), le case natali dei musicisti Rossini (Pesaro), Verdi (Roncole di Busseto, Parma) e Puccini (Lucca), e il Campidoglio di Roma.

Per gli altri Stati parte dell’iniziativa, furono selezionati i seguenti siti:

Belgio: Antico palazzo Coudenberg (Bruxelles); Palazzo dei principi e dei vescovi (Liège); Villaggio storico di Ename (Oudenaarde-Ename); Gres di Raeren (Raeren).

Bulgaria: Area archeologica di Deultum-Debelt (Debelt); Complesso Vassil Levski (Karlovo); Centro storico di Rousse (rousse); Centro musicale Boris Christolf (Sofia).

Cipro: Castello di Kolossi (Lemesos); Sito archeologico di Kourion (Lemesos); Fortificazioni di Nicosia (Nicosia); Sei chiese bizantine e post-bizantine (Regione Trodos).

Francia: Palazzo dei papi (Avignone); Abbazia di Cluny (Cluny); Casa di Robert Schuman (Scy-Chazelles); Città di Troyes (Troyes).

Germania: Luoghi della memoria connessi alla Cortina di Ferro; Luoghi della Memoria connessi alla Riforma.

Grecia: Acropoli e agorà (Atene); Palazzo di Cnosso (Cnosso); Sito archeologico Poliochni (Lemno); Città di Monemvasia (Monemvasia).

Lettonia: Città di Kuldiga (Kuldiga); Centro storico e panorama di Riga; Palazzo di Rundale (Rundale).

Lituania: Architettura tra le due guerre (Kaunas); Opere di Mikalojous K. Čiurlionis (Kaunas); Collina delle croci (Regione Žemaitija); Museo delle vittime del genocidio (Vilnius).

Malta: Catacombe di Rabat (Rabat).

Polonia: Cattedrale di San Stanislao e San Vaciav; Arsenale di Gdańsk (Gdańsk); Collina di Lech (Gniezno); Città di Lublino (Lublino).

Portogallo: Cattedrale di Braga (Braga); Biblioteca generale dell’Università di Coimbra (Coimbra); Trattato per l’abolizione della pena di morte (Lisbona); Convento del Gesù (Setúbal).

Repubblica Ceca: Complesso commemorativo di Antonin Dvořaka (Visoká Pribram); Castello di Kynžvart (Lázně Kynžvart); Sito industriale di Vítkovice (Ostrava- Vítkovice); Città di Zlín (Zlín).

Romania: Ateneo rumeno (Bucarest); Palazzo cantacuzino (Bucarest); Sito archeologico d’Istria (Costanta); Parco Brâncusi (Târgu Jiu).

Slovacchia: Tomba e casa natale del generale Milan Rastislav Štelanik (Brezová pod Bradiom, Košariská); Castello di Červený Kameň (Častá); Architettura religiosa pre-romana (Kopčani, Ladice); Zecca di Kremniča (Kremniča).

Slovenia: Ospedale dei partigiani, Franja (Dolemji Novaki); Chiesa commemorativa dello Spirito Santo (Javorca); Cimitero Žale: il giardino di Tutti i Santi (Ljubjana).

Spagna: Archivi della corona di Aragona (Barcellona); Monastero reale di Yuste (Cuacos de Yuste); Cabo Fisterra (Finisterre); Residenza studentesca (Madrid).

Svizzera: Ospizio del San Gottardo (Airolo); Cattedrale di San Pietro (Ginevra); Castello di La Serraz (La Serraz).

Ungheria: Chiesa calvinista di Debrecen (Debrecen); Castello reale di Esztergom (Esztergom); fortezza di Szigetvár (Szigetvár); Palazzo reale di Visegrád (Visegrád).

Nel 2008, a seguito del successo dell’iniziativa intergovernativa, furono pubblicate delle Conclusioni del Consiglio dell’Unione europea, intese a trasformare l’iniziativa in un’azione dell’Unione: il Consiglio UE invitava la Commissione europea a elaborare una proposta per l’istituzione di un Marchio del patrimonio europeo, esplicitandone le procedure amministrative e selettive. A seguire, nel corso del medesimo anno, la Commissione europea ha condotto una consultazione pubblica e una valutazione dell’impatto dell’iniziativa intergovernativa, concludendo che essa avrebbe dovuto essere ulteriormente sviluppata affinché potesse esprimere tutto il suo potenziale e prevedendo che il coinvolgimento dell’Unione le avrebbe fornito un chiaro valore aggiunto, contribuendo a migliorarne notevolmente la qualità.

Nel 2011, con la Decisione 1194/2011/UE il Parlamento europeo e il Consiglio UE attuavano finalmente l’istituzione del Marchio del patrimonio europeo (in inglese European Heritage Label). Sin dalla nascita del Marchio, si insistette sul valore aggiunto che avrebbe dovuto avere rispetto ad altre iniziative (quali la lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO e gli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa in primis), ovvero esso non avrebbe dovuto mettere in evidenza i siti caratterizzati da particolare valore estetico o monumentale, bensì coinvolgere tutte le dimensioni legate alla storia e ai valori europei, con l’obiettivo di creare un’identità europea attraverso il patrimonio culturale